24 Maggio 2026
kipchoge

Eliud Kipchoge ha acceso la sua “missione dei sette continenti” a Città del Capo, ma la verità è che il debutto somiglia più a un lento tramonto che a un nuovo inizio. Sedicesimo in Sudafrica, a 2:13:29, per uno che ha riscritto la storia della maratona è un piazzamento che pesa come un macigno. Altro che leggenda intramontabile: il cronometro non fa sconti a nessuno, nemmeno ai monumenti viventi.

A 41 anni, il due volte campione olimpico sembra ormai correre più per dovere d’immagine che per reale competitività. Sei mesi fa a New York era arrivato diciassettesimo. Ora sedicesimo. La parabola è chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente.

Eppure il progetto continua: nel 2026 Kipchoge si presenterà a Porto Alegre il 12 luglio e a Melbourne l’11 ottobre. Poi toccherà a Nord America, Asia, Europa e perfino Antartide. Un giro del mondo che sa più di operazione simbolica che di ambizione sportiva. Ma il nome è ancora pesante, e il brand va alimentato.

Intanto, a Città del Capo — candidata a diventare l’ottava Major — la gloria se la sono presa gli altri. Gli etiopi hanno fatto quello che Kipchoge non fa più: vincere.

  • Huseydin Mohamed ha chiuso in 2:04:55, tempo da fuoriclasse vero.
  • Dida Yami ha dominato la gara femminile in 2:23:18.

Mentre il mondo applaude i nuovi protagonisti, Kipchoge continua il suo viaggio. Epico? Romantico? Forse. Ma lo sport, quello vero, non vive di nostalgia.

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