19 Aprile 2026
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Nike voleva motivare. Ha finito per incendiare i social. A Boston, a pochi giorni dalla maratona più iconica del pianeta, un cartellone affisso sul negozio di Newbury Street ha scatenato una tempesta:

“Corridori benvenuti, camminatori tollerati.”

Un messaggio che voleva strizzare l’occhio alla tradizione “selettiva” della Boston Marathon, ma che è stato percepito come un colpo basso verso la parte più ampia e inclusiva della comunità running. E così, nel giro di poche ore, Nike ha fatto marcia indietro e ha rimosso tutto.

Un boomerang comunicativo

Il poster era comparso proprio nei giorni in cui la città si prepara alla Maratona di Boston 2026, evento sponsorizzato dal rivale Adidas. Sui social, la parola “tollerati” è diventata immediatamente il bersaglio principale: giudicata arrogante, divisiva, fuori luogo in uno sport dove anche i campioni, quando la fatica morde, finiscono per camminare.

Infortuni, crampi, meteo ostile, mancanza di energie: nessuno è immune, nemmeno chi vola sotto le tre ore.

Nike si scusa: “Messaggio sbagliato, lo abbiamo rimosso”

Travolta dalle critiche, l’azienda ha diffuso una nota ufficiale:

“Vogliamo che chiunque si senta il benvenuto nella corsa, indipendentemente da ritmo, esperienza o distanza. Uno dei cartelli affissi a Boston non ha centrato l’obiettivo. Lo abbiamo rimosso e faremo meglio.”

Un mea culpa rapido, necessario, e che arriva in un contesto in cui la maratona di Boston è storicamente considerata una delle più difficili da conquistare: – uomini 18-34 anni: minimo 2h55 – donne 18-34 anni: minimo 3h25

Tempi che rendono la gara un simbolo di élite, ma non un luogo dove “camminare” debba essere motivo di vergogna.

La community si divide

Molti runner hanno criticato Nike per il tono esclusivo. Altri, invece, hanno difeso l’intento ironico del messaggio. Il dottor Hussain Al‑Zubaidi, che ha diffuso la foto del cartello, ha riconosciuto che qualcuno avrebbe potuto coglierne lo spirito provocatorio.

Ma la maggioranza è stata chiara: la corsa è di tutti, e nessuno dovrebbe sentirsi “tollerato”.

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