Il regno di Usain Bolt, cristallizzato dal 2009 sui 100 e 200 metri, sembra un’eternità sportiva. I suoi primati maschili compiono ormai 17 anni, eppure, sfogliando l’albo d’oro dell’atletica femminile, il fenomeno giamaicano appare quasi come un primatista “recente”. Esiste infatti una dimensione parallela, scolpita negli anni Ottanta, in cui i record mondiali sembrano sigillati sotto una spessa coltre di ghiaccio, resistendo a decenni di innovazioni tecnologiche e biomeccaniche.
In cima a questa lista di primati apparentemente intoccabili c’è l’incredibile 1:53.28 sugli 800 metri della cecoslovacca Jarmila Kratochvilova. Da quel 26 luglio 1983, sulla pista dei Mondiali di Helsinki, nessuna donna è più riuscita a sprigionare velocità simili. Quarantatré anni di supremazia incontrastata che, tuttavia, iniziano finalmente a mostrare delle crepe: la ventiduenne svizzera Audrey Werro si sta trasformando nella mina vagante della specialità, avendo già infranto per tre volte in questa stagione il muro dell’1:54.00. Il record più antico del mondo ha finalmente una vera sfidante.
Il decennio degli eccessi ha generato altre prestazioni che sfidano la logica. Basti pensare ai 47,60 secondi sui 400 metri siglati nell’ottobre 1985 da Marita Koch, emblema del dominio sportivo della Germania dell’Est, o al mostruoso lancio del peso da 22,63 metri scagliato dalla sovietica Natalya Lisovskaya nel giugno 1987. Su queste imprese continua ad allungarsi un’ombra inquietante. La storia successiva ha infatti smascherato il sistema centralizzato messo in piedi dall’URSS fin dagli anni ’50 — e degenerato dopo il 1970 — basato sulla metodica raffinazione e somministrazione di sostanze dopanti.
A chiudere il cerchio di questa “Golden Age” dell’atletica femminile ci sono i due fulmini scagliati dall’americana Florence Griffith. Nel 1988, l’atleta statunitense ha scioccato il mondo fermando il cronometro a 10,49 secondi sui 100 metri durante i Trials nazionali, per poi dominare i Giochi di Seul con un 21,34 sui 200 metri. Due crono extraterrestri che, esattamente come quelli delle colleghe dell’Oltrecortina, respingono ancora oggi ogni assalto.
