Per anni era stato considerato un simbolo dello sport mondiale: a trentanove anni, il velocista sudafricano aveva già conquistato sei ori paralimpici e aveva infranto una barriera storica diventando il primo atleta con doppia amputazione a gareggiare ai Giochi Olimpici. La sua parabola sembrava quella di un uomo destinato a riscrivere i confini dell’atletica.
Poi, nel febbraio del 2013, la sua vita cambiò per sempre. In quella notte di San Valentino sparò attraverso la porta chiusa del bagno, uccidendo la sua compagna, la modella Reeva Steenkamp. Sostenne di aver agito credendo che in casa ci fosse un intruso, ma la vicenda aprì un processo lungo, complesso e seguito in tutto il mondo.
Nel 2014 fu assolto dall’accusa di omicidio premeditato e condannato per omicidio colposo. La pena iniziale — cinque anni — venne però rivista dopo il ricorso dello Stato: la Corte Suprema d’Appello trasformò la condanna in omicidio volontario e stabilì una pena complessiva di quindici anni, poi ridotta a tredici anni e cinque mesi per il periodo già trascorso in carcere.
Nel gennaio 2024 è tornato in libertà vigilata. Oggi vive a Waterkloof, un sobborgo di Pretoria, dove secondo i residenti conduce una vita estremamente riservata. Avrebbe trovato impiego presso un’azienda di ingegneria del suono, anche se il ruolo preciso non è noto. “Qui non si parla di lui”, ha raccontato un abitante. “È come se non esistesse.”
Si dice che viva nella casa dello zio Arnold, una villa protetta da rigide misure di sicurezza, e che condivida gli spazi con un barboncino nano. Secondo alcune fonti, avrebbe iniziato una relazione con Rita Greyling, consulente aziendale, e starebbe cercando di ricostruire una quotidianità lontana dai riflettori.
La libertà vigilata resterà in vigore fino al dicembre 2029: dovrà continuare la terapia per la gestione della rabbia, partecipare a programmi sulla violenza di genere e informare costantemente le autorità su ogni cambiamento di lavoro o di residenza.
