L’annuncio e l’organizzazione dei nuovi World Athletics Ultimate Championships, in programma a Budapest dall’11 al 13 settembre, riunendo molti dei migliori atleti del mondo in quello che gli organizzatori sperano diventi l’evento conclusivo di stagione per eccellenza di questo sportrappresentano, sotto molti aspetti, un’iniziativa lodevole e moderna. Introdurre un formato snello, compatto, ad altissima intensità e con un montepremi record (pari a 10 milioni di dollari) è un tentativo concreto di adattare l’atletica leggera ai ritmi televisivi contemporanei e di garantire il giusto riconoscimento economico alle stelle globali della pista e dei pedane.
Tuttavia, dietro il lustro dei grandi premi e della massima copertura mediatica, questa manifestazione nasconde un’insidia profonda per l’essenza stessa di questo sport: l’esclusione deliberata di diverse discipline storiche.
Un format spettacolare ma parziale
Ridurre il programma gare per comprimere il tutto in poche sessioni serali ad alto impatto ha costretto World Athletics a fare delle scelte drastiche. Se da un lato il pubblico assisterà a sfide dirette tra i migliori al mondo senza batterie di qualificazione estenuanti, dall’altro intere categorie di atleti sono state semplicemente estromesse dall’evento.
Questa decisione trasforma un momento di potenziale celebrazione globale in un format selettivo che rischia di rappresentare un pericoloso passo indietro per l’unitarietà dell’atletica.
Perché gli esclusi non sono come gli altri?
La vera criticità risiede nell’asimmetria che questo sistema crea. Negli altri sport di squadra o individuali (si pensi al tennis o al ciclismo), la selezione avviene tramite ranking o qualificazioni su un percorso comune. Nell’atletica, invece, gli atleti appartenenti alle discipline escluse non sono esclusi per mancanza di merito o di forma fisica, ma per una scelta a tavolino sulla “spettacolarià televisiva” della propria specialità.
- Nessuna possibilità di meritarsi il pass: A differenza di uno runner sui 100 metri o di un saltatore in alto che possono guadagnarsi la convocazione sul campo, gli specialisti delle gare non inserite nel programma non hanno alcuna corsia di accesso, indipendentemente dal loro valore assoluto o dai record del mondo infranti.
- Discriminazione di mercato: Venendo privati della vetrina economica e d’immagine più ricca della stagione, questi atleti subiscono un danno economico e di sponsorizzazione diretto rispetto ai colleghi delle specialità “televisive”.
- Tradimento del principio olimpico e interdisciplinare: L’atletica leggera si fonda sul principio che ogni gesto atletico fondamentale — correre, saltare, lanciare, marciare — abbia pari dignità d’élite. Creare una “Serie A” di discipline affascinanti per i network e una “Serie B” di specialità relegate ai margini sfigura la natura storica e democratica della disciplina.
Il rischio, dunque, è che per rincorrere l’attenzione immediata dello spettatore occasionale si finisca per frammentare la comunità atletica, svalutando il lavoro di centinaia di professionisti che meritano la stessa dignità sportiva ed economica dei colleghi delle corse veloci.
