L’ossessione per le apparenze ha appena tagliato un nuovo traguardo surreale: diamo il benvenuto ai “mercenari del jogging”. Se di recente hai notato quel tuo amico pantofolaio registrare improvvisamente tempi da maratoneta sull’app Strava, potresti aver appena scoperto il suo trucco. La nuova moda globale consiste letteralmente nell’affittare i polmoni e le gambe di un estraneo per pompare le proprie statistiche di corsa.
Conosciuti nell’ambiente come “jockey” o “muli”, questi atleti a noleggio ricevono l’accesso al tuo profilo, si allacciano le scarpe, faticano per strada, e ti lasciano la gloria digitale. Tu intanto puoi startene comodamente in poltrona a goderti la pioggia di complimenti dai tuoi follower ignari.
Questa start-up del sudore per procura ha trovato terreno fertile in Indonesia. Un caso clamoroso è quello di Wahyu Wicaksono: il ragazzo corre quotidianamente per oltre settanta clienti, incassando una tariffa base di circa 70 centesimi di euro per ogni chilometro macinato. Vuoi un passo più veloce o una distanza estrema? Il preventivo sale. Chi finanzia tutto questo? Persone infortunate che non vogliono spezzare la loro serie positiva sull’app, individui perennemente a corto di tempo e, immancabilmente, i narcisisti che bramano l’ammirazione pubblica senza versare una singola goccia di sudore.
Ovviamente, i piani alti di Strava non la prendono benissimo. Pubblicare le prestazioni altrui spacciandole per proprie viola palesemente le regole della community e porta alla sospensione dell’account. Il problema non è solo etico: questi avatar del fitness inquinano le classifiche reali, falsando la competizione sui vari segmenti cittadini e frustrando chi si allena seriamente.
Siamo di fronte all’evoluzione definitiva della vanità online. Non basta più comprarsi i follower finti su Instagram; adesso c’è chi è disposto a pagare pur di far credere all’algoritmo di essere stanco.
