È una disfatta che grida vendetta e lascia un sapore acre di profonda ingiustizia, una doccia gelata che dimostra impietosamente come lo sport italiano sappia volare straordinariamente alto in pedana e sulla pista, ma sappia miseramente affondare e soccombere nelle stanze chiuse della diplomazia internazionale. Stiamo vivendo inequivocabilmente il momento più esaltante, fulgido e leggendario dell’intera storia dell’atletica leggera italiana: i nostri campioni dominano i palcoscenici globali, conquistano medaglie a ripetizione, infrangono record su record e fanno registrare ascolti televisivi stratosferici, capaci di polverizzare ogni precedente primato di share durante i trionfali campionati. Un movimento in salute smagliante, ammirato, idolatrato e seguito da milioni di appassionati incollati agli schermi.
Eppure, di fronte a cotanta grandezza sportiva, a un entusiasmo popolare travolgente e a un ritorno mediatico senza precedenti, World Athletics ha deciso di voltarci clamorosamente le spalle. Nella riunione del Consiglio di Budapest, la candidatura di Roma per i Campionati Mondiali del 2029 è stata brutalmente bocciata e rispedita al mittente insieme a quella di Londra. L’edizione del 2029 è stata infatti assegnata a Nairobi, in Kenya – che ospiterà per la prima volta la rassegna nel continente africano –, mentre l’appuntamento del 2031 è andato a Monaco di Baviera, in Germania.
Lasciare la nostra Capitale a mani vuote di fronte a un’offerta così solida e a un momento storico sportivo irripetibile è uno schiaffo in faccia a tutto il movimento azzurro e al Paese intero. Significa, senza giri di parole e senza nascondersi dietro a inutili alibi di circostanza, che a livello politico e istituzionale internazionale non contiamo assolutamente nulla. I nostri atleti sudano, lottano, vincono e riempiono d’orgoglio la nazione facendo schizzare gli indici di ascolto tv, ma chi ci rappresenta nei palazzi del potere sportivo globale si rivela totalmente inconsistente, inetto e incapace di far valere il peso specifico di una vera e propria superpotenza dell’atletica. Un’occasione d’oro colossale gettata letteralmente al vento per manifesta incapacità diplomatica, che lascia sgomenti, indignati e traditi.
